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| DAVE STRYKER QUARTET | |||||
Dave Stryker
Dave Stryker nato nel 1957, è cresciuto a Omaha, Nebraska, trasferendosi a New York nel 1980. Dal 1984 al 1985 suona per due anni con il gruppo dell'organista Jack McDuff vivendo un intenso periodo d'attività musicale con quella band, suonando in tutti gli Stati Uniti o esibendosi regolarmente quattro sere a settimana al Dude's Lounge a Harlem, un'esperienza da lui giudicata preziosa e fondamentale per la propria maturazione musicale. Al Dude's Lounge conosce Stanley Turrentine il quale, terminato il periodo con McDuff, lo scrittura nel proprio quintetto. Dal 1986 al 1995 Stryker si è esibito con il leggendario sassofonista in tutti i principali festivals, teatri e jazz club del mondo, avendo modo di prendere parte alla realizzazione di due dischi, nonché di collaborare con musicisti quali Dizzy Gillespie e Freddie Hubbard. Stryker ha inciso il suo primo disco come leader "First Strike", con la partecipazione di Billy Hart nel 1988, seguito da "Guitar on Top", con la partecipazione di Mulgrew Miller e Victor Lewis. Nel 1990 inizia a pubblicare per la SteepleChase Music, realizzando per quell'etichetta 15 cd: "Shade's Beyond", 2004, con Lenny White, Steve Slagle, David Berkman e Terry Burns; "Blue to the Bone III", 2001, con James Williams; "Changing Times", 1999, con Steve Slagle, Bill Moring, Tim Horner e Manolo Badrena; "Shades of Miles", 1998, con Billy Hart, Manolo Badrena,Terry Burns, Marc Copland, Larry Goldings, Steve Slagle, Billy Drewes e Brian Lynch; "Blue to the Bone II", 1998, con Adam Nussbaum, Steve Slagle e Clark Gayton; "All The Way", 1997, con Bill Stewart e Scott Colley; "Big Room", 1996, con Billy Hart, Rich Perry ed Ed Howard; "Blue to the Bone", 1996, con Brian Lynch, Rich Perry, Conrad Herwig, Bob Parsons, Bruce Barth, Jay Anderson e Billy Drummond; "The Greeting", 1995, con Bruce Barth, Tony Reedus, Scott Colley e Daniel Sadownick; "Nomad", 1994, con la Bill Warfield Big Band, ospiti Randy Brecker e Steve Slagle; "Stardust", 1994, con Joey DeFrancesco ed Adam Nussbaum; "Full Moon", 1993, con Steve Slagle, Jay Anderson e Jeff Hirshfield; "Blue Degrees", 1992, con Larry Goldings, Rick Margitza e Jeff Hirshfield; "Passage", 1991, con Steve Slagle, Joey Calderazzo, Jay Anderson ed Adam Nussbaum; "Strikezone", 1990, con Steve Slagle, Marc Copland, Ron McClure e Ronnie Burrage. Ha inciso e pubblicato su disco oltre 70 proprie composizioni, e suoi brani sono stati incisi da Stanley Turrentine, Kevin Mahogany, Victor Lewis e Steve Slagle. Tra i propri progetti figurano The Stryker / Slagle Band band, con la quale si è esibito al Monterey Jazz Festival, il Blue Note di Las Vegas, il Jazz Bakery di Los Angeles e nel 2003 ha compiuto un tour in Giappone. Tra le sue collaborazioni recenti spiccano quelle con Russel Malone dei cui lavori pubblicato dalla Telarc, "Pride and Joy and Another Time", e dalla Warner Bros, "Another Place", Stryker ha curato gli arrangiamenti, e con il gruppo del quale si è esibito in tutto il mondo, nonché con Javon Jackson ed Eliane Elias. Ha partecipato come sideman a oltre 40 incisioni. Nel 2001 è stato votato tra i primi dieci chitarristi nel Downbeat Readers poll, e nel 2001, 2004 e 2006, nella categoria Rising Star nel Downbeat Critics Poll. Bruce Barth Bruce Barth, pianista, nato a Pasadena in California nel 1958, ha iniziato a suonare il piano all’età di cinque anni. Trasferitosi a New York sin dall’adolescenza, si avvicina al jazz in quel periodo. Studia privatamente con Norman Simmons, Jaki Byard e Fred Hersch al New England Conservatory of Music di Boston. Nel periodo trascorso a Boston suona con molti musicisti della scena cittadina e debutta discograficamente partecipando nel 1983 a due incisioni di George Russell, “African Flower” e “So What”, usciti per la Blue Note. Alla fine del 1988 si trasferisce a Brooklin. L’anno successivo parte in tournée in Giappone con Nat Adderley e inizia a lavorare con Stanley Turrentine. Nel 1990 entra nel quintetto di Terence Blanchard, dove rimane per quattro anni incidendo cinque cd, registrando quattro colonne sonore e prendendo parte come pianista al film “Malcolm X” di Spike Lee. Durante questo periodo Bruce Barth registra per la Enja i suoi primi cd da leader, “In Focus” e “Morning Call”, entrambi scelti dal New York Times tra i migliori dieci dischi dell’anno. Successivamente Barth prosegue la sua carriera con propri gruppi, continuando contemporaneamente a collaborare con numerosi musicisti, in particolare Steve Wilson, Sam Newsome, Leon Parker, Terell Stafford, Ugonna Okegwo e Al Foster. Collabora inoltre con Slide Hampton, Art Farmer, James Moody, Freddie Hubbard, Tom Harrell, John Patitucci, Joshua Redman, Roy Hargrove, Brandford Marsalis, Dave Stryker, Dick Oatts, David Sanchez e la Mingus Big Band. Bruce Barth ha inoltre collaborato con Kevin Mahogany e diverse importanti cantanti come Carla Cook, Dominique Eade, Luciana Souza, Laverne Butler, Rene Marie e Vanessa Rubin. Ha inoltre prodotto e arrangiato diversi dischi per l’etichetta MaxJazz, ricevendo una nomination ai Grammy Awards. Dario Deidda Nato a Salerno nel 1968, diplomato in contrabbasso, si è specializzato nel basso elettrico a quattro corde, divenendo uno dei più richiesti e stimati esponenenti di quello srumento sulla scena musicale italiana senza limiti di genere. Tra le sue numerosissime collaborazioni con musicisti di jazz USA spiccano tra le altre quelle con Benny Golson, James Moody, George Coleman, George Garzone, Bob Mintzer, Tom Harrell, Carl Anderson, Mulgrew Miller, Jerry Bergonzi, Kirk Lightsey, Steve Turre, Alex Sipiagin, Vinnie Colaiuta, Jeanpierre Como, Paco Sery, Dede Ceccarelli, Bireli Lagrene, Randy Brecker, Dave Liebman, Peter Erskine, Gene Jackson, Clyde Stubbfield, Alphonso Johnson, mentre tra i jazzisti italiani ha collaborato a lungo con Maurizio Giammarco, Roberto Gatto, Danilo Rea, Umberto Fiorentino, Enrico Pieranunzi, Paolo Fresu, Rita Marcotulli, Enrico Rava, Tullio De Piscopo, Maurizio Urbani, Stefano Di Battista, Rosario Giuliani, Franco D’Andrea, Pietro Condorelli, Rocco Zifarelli, Javier Girotto, Maria Pia De Vito, Giovanni Amato. Ha pubblicato nel 2003 in veste di leader un cd per l'etichetta USA GoJazz, prodotto da G.Telesforo e Ben Sidran, con la partecipazione di Julian Oliver Mazzariello e Stephane Huchard. Ha fatto parte della band di Pino Daniele nel 1999. Fa parte dei Pure Funk Live di Gegè Telesforo con cui ha registrato il cd "We couldn’t be happier", uscito per la Go Jazz. Ha fatto parte di numerose band televisive con: Stefano Palatresi e Renzo Arbore ne “Il caso Sanremo” (1990), ”D.O.C.” (1988), ”Maurizio Costanzo Show” con Tullio De Piscopo, ”Comici”, “Saranno Promossi”, ”L’ottavo nano” con Serena Dandini, Corrado Guzzanti e Lele Marchitelli, “Roxy Bar” con Roberto Gatto. In ambito pop ha collaborato con: Carmen Consoli, Marina Rei, Laura Pausini, Fiorella Mannoia, Elisa, Max Gazzè, Niccolò Fabi, Samuele Bersani, Alex Britti, Luca Carboni. Victor Lewis Victor Lewis, uno dei più noti e stimati batteristi jazz, è nato il 20 maggio 1950 a Omaha, nel Nebraska. Il padre Richard Lewis, sassofonista, e la madre Camille, cantante pianista, erano entrambi musicisti di formazione classica, attivi nelle numerose "territory bands" che svolgevano attività nel Midwest degli USA durante gli anni quaranta. Cresciuto in questo ambiente musicalmente stimolante Lewis ricorda di aver visto con il padre molte grandi orchestre di passaggio a Omaha, tra cui Duke Ellington, Count Basie e Woody Herman. Inizia a studiare musica all’età di dieci anni, dapprima col violoncello perché ancora troppo piccolo per imbracciare il contrabbasso, ma dopo un anno e mezzo decide di passare alla batteria, dopo aver visto sfilare le “drums fanfares” in occasione dell’Indipendence Day e di altre feste nazionali. Allo studio della batteria affianca quello del piano classico, imparando a leggere la musica. Esordisce professionalmente sulla scena della sua città a quindici anni, e proprio la sua capacità di leggere la musica lo porta a essere chiamato in svariati contesti lavorativi, dai jingles pubblicitari al Bob Hope Show. Influenzato ai suoi esordi dallo stile dei batteristi delle big bands, dopo aver ascoltato Tony Williams decide di approfondire le tecniche e gli stili dello stesso Williams nonché di batteristi quali Art Blakey, Kenny Clarke, Max Roach e Philly Joe Jones. Formato il suo primo gruppo da leader accompagna Hank Crawford, in una sua tappa ad Omaha. Nel corso del suo primo lavoro a Manhattan, una serata al Boomer's col gruppo di Buster Williams, conosce Woody Shaw. Entrato a far parte del gruppo del grande trombettista, Lewis compie il suo esordio discografico in quello che è divenuto un classico di Shaw, l’album “Moontrane”. In qual periodo inizia anche a lavorare nella nascente scena fusion, prendendo parte a registrazioni discografiche di Joe Farrell, Earl Klugh, Hubert Laws, Carla Bley e David Sanborn. Sanborn incide nei propri dischi anche delle composizioni di Lewis: "Seventh Avenue", "Sophisticated Squaw" e "The Legend of the Cheops." Lasciato Shaw, nel 1980 Victor Lewis entra a far parte del quartetto di Stan Getz, una collaborazione che durerà fino alla morte del gigante del sax tenore nel 1991. Anche Getz incide una composizione di Lewis, "I Wanted To Say." Alla fine degli anni ’80 Lewis è uno dei batteristi più richiesti ai massimi livelli, con collaborazioni con musicisti quali Kenny Barron, il quale ha inciso due suoi brani: "Big Girls" e "Hey, It's Me You're Talkin' To", Art Farmer, J.J. Johnson, Mike Stern, John Stubblefield, Grover Washington Jr., The Manhattan Jazz Quintet, Bobby Hutcherson e Bobby Watson. Lewis ha inoltre inciso con Gary Bartz, Eddie Henderson, Johnny Griffin, Janis Siegel, Larry Willis, John Hicks e Abbey Lincoln. Attivo nell’insegnamento, ha realizzato cd e video didattici e partecipa a laboratori della New School University Jazz School - Mannes Music School Jazz Program di New York e tiene seminari in tutto il mondo. Gli sono stati dedicati numerosi articoli su riviste quali Downbeat, The Wire, Jazz Times nonché Modern Drummer. Dal 2003 fa parte del corpo insegnante della Rutgers University di New Brunswick, New Jersey, insegnando batteria e musica d’insieme. Ha inciso a proprio nome “Family Portrait” per la AudioQuest, con John Stubblefield, Edward Simon, Cecil McBee, Don Alias, Jumma Santos e un coro a sei voci diretto da Pamela Watson; “Eeeyyess!” per la Enja Records con Seamus Blake, da lui incontrato insegnando al Jazz Camp di Gunther Schuller svoltosi a Sandpoint, Idaho, Terell Stafford, Stephen Scott e Ed Howard; “Know It Today, Know It Tomorrow” per la Red Records, con Eddie Henderson, Edward Simon, Christian McBride e Seamus Blake; “Three Way Conversations” per la Red Records con Ed Howard al basso in differenti trii che vedono la partecipazione di volta in volta di Seamus Blake, Steve Wilson e Terell Stafford. E’ stato definito dal critico Bill Kohlhasse “un maestro dei colori e delle sfumature, nonché un tempista capace di insegnare perfino a un orologio nuovi modi di ticchettare”. |
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